Storia e Tradizione
San Salvatore di Sinis è uno dei più importanti centri di religiosità popolare della Sardegna e rappresenta un luogo in cui storia, fede e tradizioni si intrecciano da millenni.
Il villaggio sorge ai piedi delle colline del Sinis, all'estremità della pianura del Campidano di Oristano, nella Sardegna centro-occidentale. A breve distanza si trovano i resti dell'antica città di Tharros, testimonianza delle numerose civiltà che hanno abitato questo territorio e contribuito a plasmarne l'identità.
Le origini di San Salvatore affondano in un passato remotissimo. L'area risulta frequentata già dal VI millennio a.C., come attestano i ritrovamenti archeologici. Sotto l'attuale chiesa campestre dedicata al Santissimo Salvatore si trova un affascinante santuario ipogeo, uno dei più importanti della Sardegna, al cui interno è custodito un antico pozzo sacro risalente a epoche precedenti alla civiltà nuragica.
L'ipogeo è composto da diversi ambienti sotterranei scavati nella roccia. Nella camera principale si trova un ulteriore pozzo con un betilo nuragico, mentre le pareti conservano numerose incisioni, simboli e graffiti appartenenti a differenti epoche storiche. Gli studi archeologici hanno evidenziato come il santuario sia stato utilizzato nel corso dei secoli da diverse popolazioni: in età nuragica come luogo dedicato al culto delle acque, considerate fonte di vita e rigenerazione; successivamente dai Punici, che lo consacrarono a una divinità guaritrice; quindi dai Romani, probabilmente al dio della medicina Asclepio; infine, con l'avvento del Cristianesimo, il luogo fu dedicato al Santissimo Salvatore.
La chiesa attuale, edificata intorno al XVII secolo sopra l'antico santuario, divenne il centro spirituale attorno al quale sorse il villaggio. Nel tempo furono costruite le caratteristiche abitazioni dei novenanti, utilizzate tradizionalmente durante il novenario che precede la prima domenica di settembre, periodo in cui il borgo si anima e torna a popolarsi.
Secondo la tradizione, il simulacro del Santissimo Salvatore rimane custodito a Cabras fino al sabato che precede la prima domenica di settembre. All'alba di quel giorno prende vita la celebre Corsa di San Salvatore: centinaia di uomini e ragazzi, vestiti con una clamide bianca e rigorosamente scalzi, trasportano di corsa il simulacro lungo il percorso che conduce al villaggio, accompagnandolo con preghiere, canti e invocazioni.
Per i curridoris, la corsa rappresenta un profondo atto di fede e di devozione. I circa sette chilometri percorsi tra asfalto e sentieri sterrati diventano un cammino spirituale, attraverso il quale ciascuno rinnova il proprio voto e il proprio legame con il Santo.
La domenica pomeriggio, al termine delle celebrazioni, gli stessi curridoris riportano il simulacro a Cabras, ancora una volta di corsa e a piedi scalzi. Secondo la tradizione, questa usanza richiama antichi episodi in cui si rendeva necessario mettere in salvo la statua durante periodi di pericolo o di incursioni, perpetuando così il ricordo di una comunità pronta a proteggere il proprio Santo.
In passato, con il rientro del simulacro a Cabras, terminava anche la permanenza dei novenanti nel villaggio. Le case venivano chiuse, le masserizie caricate sulle tradizionali carrette e il borgo tornava lentamente al silenzio, custodendo fino all'anno successivo il ricordo della festa.
Is Curridoris e le Muda
Il percorso della Corsa di San Salvatore si sviluppa per circa sette chilometri. Ogni curridore vive l'attesa dell'evento con emozione e raccoglimento.
La preparazione spirituale inizia il giorno precedente con la confessione. Al tramonto, tutti i gruppi si riuniscono nella chiesa di Cabras per un momento di preghiera comunitaria guidato dal parroco. Al termine della celebrazione si svolge il tradizionale sorteggio delle muda, i turni che stabiliscono quali gruppi avranno l'onore di trasportare il simulacro durante il tragitto verso San Salvatore e nel successivo ritorno a Cabras.
Essere scelti per una muda rappresenta un privilegio particolarmente sentito, poiché consente di partecipare in prima persona a una delle manifestazioni religiose più suggestive e identitarie della Sardegna.
Sa Muda
E' composta da 5 curridoris appartenenti a uno specifico gruppo e ha il compito di trasportare il simulacro del Santissimo Salvatore e la Bandiera durante la processione in corsa.
I curridoris sono organizzati in 14 gruppi, ciascuno formato da 14 muda.
I primi sette gruppi, seguendo l'ordine stabilito, accompagnano il simulacro il sabato mattina da Cabras a San Salvatore. I restanti sette gruppi provvedono invece al trasporto della domenica pomeriggio, riportando il Santissimo da San Salvatore a Cabras, in coincidenza con la conclusione dei festeggiamenti.
Ogni muda si alterna lungo il percorso, garantendo continuità alla corsa e consentendo a tutti i partecipanti di condividere l'onore e la responsabilità di accompagnare il Santo durante uno dei momenti più significativi della tradizione religiosa cabrarese.